Avengers: Infinity War di Anthony e Joe Russo

Gli Avengers contro Thanos, per salvare la Terra e l'universo.

Avengers: Infinity War è un film del 2018, diretto da Anthony e Joe Russo, scritto da Christopher Markus e Stephen McFeely, prodotto dai Marvel Studios e da Kevin Feige, e interpretato, tra gli altri, da Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Chris Pratt, Scarlett Johansson, Benedict Cumberbatch, Tom Holland, Chadwick Boseman e Josh Brolin.

Attenzione: la recensione contiene anticipazioni!

Stanco dei fallimenti dei suoi alleati, Thanos decide di far da solo per ritrovare le sei Gemme dell'Infinito e attuare il suo piano: non farà prigionieri. Se ne accorgono subito gli Asgardiani in fuga dopo gli eventi di Thor: Ragnarock, la cui astronave viene assalita dal Titano in persona e dal suo Ordine Nero (Black Order). Metà della popolazione è uccisa. Loki viene strangolato davanti al fratello Thor, dopo un vano tentativo di salvare la Gemma dello Spazio. Thanos sconfigge perfino Hulk (Voi avete un esercito. Noi abbiamo un Hulk!). Il Gigante di Giada precipita sulla Terra, proprio sulla casa di Stephen Strange, a New York. E' una scena ispirata al Guanto dell'Infinito, con Banner al posto di Silver Surfer.

La situazione precipita: Ebony Maw e Cull Obsidian dell'Ordine Nero puntano a Strange e alla Gemma del Tempo. Il Dottore riceve l'aiuto di Iron Man e di Spider-Man, ma non tutto va come sperato. A Edimburgo, Wanda e Visione si godono una vacanza in segreto, ma vengono attaccati da Corvus Glaive e Proxima Midnight, i restanti membri dell'Ordine Nero, e vengono soccorsi da Steve Rogers e dal suo gruppo di eroi clandestini. I Guardiani della Galassia recuperano Thor alla deriva nello spazio.

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Inizia una lunga cavalcata, che vede i supereroi sparsi sulla Terra e nello spazio, nel tentativo di fermare l'avanzata di Thanos e delle sue truppe. Ma ogni volta è troppo tardi. Il Titano è inarrestabile e questo è davvero il suo film, che avrebbe potuto intitolarsi, a ragione, The Thanos Quest.

Era difficile trasferire sullo schermo un personaggio come Thanos, che, nel fumetto, è innamorato della Morte, personificata in una delle entità cosmiche più potenti. Per ingraziarsi il suo favore, il Matto Titano decide di sterminare metà della popolazione dell'universo. Ma il suo amore per la Morte sarebbe stato difficile da trasporre sul grande schermo, per un pubblico non abituato alla sua controparte cartacea. Gli sceneggiatori Christopher Markus e Steven McFeely hanno scelto un'altra direzione, che riguarda un problema che sempre più sarà d'attualità nel mondo attuale, la sovrappopolazione e il conseguente consumo di risorse.

Thanos abbraccia le teorie malthusiane, dall'economista e demografo Thomas Malthus, che applica attuando il genocidio di metà della popolazione di ogni pianeta, utilizzando il Guanto dell'Infinito, in cui racchiudere il potere delle sei Gemme. Thanos stesso diventa la personificazione della Morte e non fa distinzione tra ricchi e poveri, bambini e anziani, uomini e donne. Il Titano sente la missione di equilibrare l'universo come un fardello di cui lui solo è in grado di reggere il peso. Egli ha visto il proprio pianeta consumarsi a causa dell'eccessivo sfruttamento e vuole impedire che l'intero universo vada incontro alla stessa fine, come spiega alla sua figlia prediletta Gamora.

Pur nella sua follia, Thanos è un eroe tragico, pronto al più grande dei sacrifici, come Agamennone. Nonostante la sua filosofia distruttiva, non si può restare indifferenti alla passione con cui si dedica al suo compito, merito soprattutto di Josh Brolin, che ne restituisce ogni espressione del volto, come fosse una persona vera, specie nelle scene che condivide con la figlia. Si comprende perché il suo creatore, Jim Starlin, si sia detto soddisfatto della resa del personaggio.

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Il film è una meraviglia per gli occhi e attinge senza paura all'immaginario fantascientifico e fantasy delle saghe cinematografiche recenti, con luoghi che ricordano Star Wars e Il Signore degli Anelli. Tra questi troviamo il remoto pianeta Vormir, dove incontriamo una vecchia conoscenza; Nidavellir, uno dei Nove Regni, dove risiede il nano gigante Eitri (è un autoironico Peter Dinklage), un abile fabbro che aiuterà Thor a terminare il suo cammino dell'eroe; Wakanda, l'immaginario stato africano governato da re T'Challa, Pantera Nera, in cui si compirà il destino dei nostri eroi. La pellicola si concede perfino una citazione da Aliens di James Cameron (il regista non ama troppo i film dell'MCU).

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Ricorderò sempre il contrasto in sala tra le risate all'inizio del film e il silenzio tombale degli ultimi minuti. Lo sguardo di completa disperazione di Steve Rogers riassume lo stato degli spettatori, attoniti fino al termine dei titoli di coda, volutamente dimessi. Credo che molti non si aspettassero quel finale, con i supereroi che svaniscono l'uno dopo l'altro, cenere alla cenere. La morte di Peter Parker ha colpito in maggior modo il pubblico più giovane: Spider-Man è pur sempre un ragazzino di quindici anni, imbarcato in un'avventura di cui non ha mai ben compreso i motivi, resosi conto solo alla fine di dover morire, senza nessuno che possa salvarlo, neppure Tony Stark.

Thanos, dal canto suo, ha combattuto e vinto la sua buona battaglia: può godersi il meritato riposo, nella tranquillità di un'isolata fattoria su un pianeta sconosciuto, contemplando un paesaggio bucolico. Con la stessa scena si chiude anche il fumetto, ma in circostanze diverse.

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Il Guanto dell'Infinito non è la sola opera a cui il film si ispira. Anche la bellissima miniserie Infinity di Jonathan Hickman ha fornito situazioni e personaggi per lo sviluppo della trama. Vengono da quelle pagine: l'Ordine Nero, a cui però è stato tolto un membro (Supergiant); una delle scene tra Dottor Strange ed Ebony Maw; l'ambientazione della battaglia finale in Wakanda contro l'orda degli Esternauti (Outriders).

Avengers: Infinity War è tutto quello che si può chiedere a un film di supereroi: epica, battaglie, morte e distruzione. Dieci anni fa, ai tempi del primo Iron Man (2008), nessuno avrebbe mai osato immaginare tanto, ma sono passati diciotto film e ogni filo è arrivato nelle mani capaci di Anthony e Joe Russo, esaltati da una sfida così grande. A loro e al produttore Kevin Feige, che ha sempre creduto nelle potenzialità di questo universo cinematografico condiviso, dovrebbe andare più di un pensiero di gratitudine per un sogno divenuto realtà.

Non resta che aspettare un altro anno, che sarà pieno di speculazioni, prima che Avengers 4 arrivi sugli schermi, per lasciarci di nuovo a bocca aperta.

Perfettamente bilanciato, come dovrebbe essere ogni cosa.

MARVEL