La Lingua del Diavolo di Andrea Ferraris

la lingua del diavolo

Una nuova isola è nata dal mare davanti alle coste della Sicilia, attirando le mire di Inglesi, Francesi e Borbone.

La Lingua del Diavolo è un fumetto scritto e disegnato da Andrea Ferraris, pubblicato da Oblomov Edizioni nel 2018.

Sciacca, 1831. Salvatore, detto Turi, e suo fratello minore Vincenzo vivono facendo i pescatori e coltivando la terra del latifondista don Paolo. Sono attività che permettono loro di sopravvivere a malapena, anche se la fatica è tanta. A don Paolo sono legati dalla storia di loro padre, suo vecchio socio, un uomo dal carattere acceso e violento, e dall'attrazione comune verso Antonia, sua figlia, che insegna al più giovane dei due a leggere e scrivere.

Le giornate di Turi e Vincenzo scorrono sempre uguale, illusi dalla carità del loro padrone, in attesa di un'occasione di riscatto che non arriva mai, finché dal mare emerge all'improvviso un'isola: la terra che è sempre stata avara di opportunità offre loro un'inaspettata possibilità di cambiare vita. Quel lembo di rocce e fuoco diventa l'ossessione di Turi, che farà di tutto per rivendicarne il possesso.

Il mare chiama sempre. Come una febbre.

Narrare per immagini e silenzi, è la bellezza scabra de La Lingua del Diavolo. Paesaggi aridi e desolati, tratteggiati dal carboncino in bianco e nero, in cui gli uomini sono governati da una volontà imperscrutabile, oppressiva, che li riporta sempre al punto d'inizio; volti scavati e rancorosi, di esistenze isolate dal mondo, che suscitano scarsa empatia. L'unica salvezza è l'andare via, lontano, verso una delle favoleggiate grandi città del Nord, dove l'isolamento resta, ma nessuno ti conosce e può deriderti. Manca del tutto un moto di solidarietà umana: gli uomini sono presi e vinti dall'egoismo, incapaci di riconoscere nel vicino il proprio prossimo.

Il fumetto ricorda le atmosfere dei Malavoglia di Verga, citati all'inizio di ogni capitolo, ma Turi fa pensare al protagonista di una celebre novella dell'autore siciliano, Mazzarò de La Roba, a cui lo accomunano la brama di beni materiali e una pervicace ostinazione nel difenderli da tutto e tutti, finendo per perdere quel poco che aveva di sicuro.

Ma al di sopra delle piccole e grandi ambizioni degli uomini incombe la Natura, muta e spaventosa, indifferente ai loro titoli e a chi per primo ha piantato la bandiera sulla terra nata dal mare. La gloria di possedere quello scoglio inospitale è un attimo nell'infinito scorrere degli eventi naturali.

Ispiratrice della storia è l'isola Ferdinandea, emersa nel giugno 1831 e inabissatasi nel dicembre dello stesso anno. Al termine del libro vengono riassunte le sue vicende, con le relative rivendicazioni territoriali, che hanno avuto strascichi fino ai nostri giorni. Nel 2002, infatti, sembrava che l'isola dovesse riemergere, ma la sommità è rimasta alla profondità di otto metri sotto il mare.

Andrea Ferraris, di cui consiglio anche La Cicatrice, una storia breve sul Muro tra Stati Uniti e Messico, disegna e scrive un libro potente, con immagini maestose, al limite del pittorico, una storia che mostra come l'umanità, in ogni epoca e nonostante le condizioni avverse di partenza, non si rassegna mai a un destino già scritto, anche se continua a essere sconfitta.

Gli piaceva stare solo, sotto il cielo. Ascoltare la parola dell'onda.