La Memoria delle Tartarughe Marine di Simona Binni

la memoria delle tartarughe marine

Giacomo riceve in eredità dal fratello un'imbarcazione, il Nautilus IV. Intenzionato a disfarsene, è costretto a lasciare Milano per ritornare nella sua isola natia, Lampedusa.

La Memoria delle Tartarughe Marine è un fumetto scritto e disegnato da Simona Binni, pubblicato da Tunué nel 2017.

Che cos'è il successo? Come si misura la felicità di una persona? Giacomo è manager di una società milanese in via di espansione. La morte del fratello Davide lo costringe a ritornare in un luogo che pensava di aver lasciato per sempre alle spalle, e che ha sempre vissuto come un limite.

Quello che pensava fosse un breve viaggio, si trasforma in un momento di scontro con le sue certezze e con le persone con cui viene a contatto. Giacomo si mette d'impegno per risultare stronzo a tutti i costi. Litiga con Michele, un vecchio amico rimasto sull'isola, ma ne invidia la serenità e la famiglia che non ha mai voluto. Incontra Nelly, una biologa marina precaria, che collaborava con il fratello nello studio delle tartarughe marine, che a Lampedusa vengono a nidificare. Con la donna vive Taro, un bambino salvato dalle acque del Mediterraneo, e li aiuta Tonno, un vecchio pescatore disoccupato, il cui viso ricorda quello di Mimmo Cuticchio, attore del film Terraferma.

La barca di Davide, di cui Giacomo vorrebbe sbarazzarsi, diventa motivo del contendere con la ricercatrice. Ma è soprattutto lo studio delle tartarughe marine che risveglia in lui ricordi che paiono insopportabili.

Giacomo avrebbe voluto rinfacciare al fratello le sue scelte, che ha sempre considerato egoistiche: la madre è rimasta a Lampedusa, per assecondare la sua passione per le tartarughe. Un'isola che la donna considerava un sasso da cui fuggire, privo di speranze. E così è stato per Giacomo, che non si è più accontentato della barriera dell'orizzonte.

Ma non c'è più tempo per recriminare: la morte ha posto l'ultimo sigillo alla possibilità di riconciliarsi con il fratello e dentro di lui restano tutte le parole che non gli ha mai detto. La memoria si fa amara e rischia di schiantarlo. Mi sono venuti in mente questi versi di Ungaretti dagli Ultimi Cori per la Terra Promessa: All'infinito se durasse il viaggio, Non durerebbe un attimo, e la morte E' già qui, poco prima. Parole che parlano della caducità dell'esistenza umana, nonostante i nostri piani.

Giacomo, per spingersi oltre, senza più il limite fisico del mare, non ha mai guardato dentro di sé, una vita al massimo, unico scopo il successo. Lo vediamo, in alcune tavole evocative, belle nella loro stilizzazione, perso nella solitudine notturna di Milano, in piazza Gae Aulenti, sotto la guglia del suo grattacielo più alto, la Torre Unicredit.

Per chi vive in città è difficile immaginare un confine. Per noi non esiste orizzonte: solo strade e palazzi, a perdita d'occhio, il rumore confortante del traffico, a spegnere ogni voce interiore. A mille chilometri di distanza, Davide aveva basato la sua vita precaria su un sasso di venti chilometri quadrati ed era felice.

Giacomo viene messo alla prova dalla caparbietà di Nelly e dall'ingenuità di Taro e inizia a guardare il mondo oltre il proprio ego. Al bambino è legato l'altro tema dal fumetto, l'immigrazione. L'orizzonte che il protagonista ha sempre visto come un limite è la meta dell'agognata salvezza per i disperati che arrivano dal mare. L'autrice sa toccare le corde giuste, mostrando diversi punti di vista su una questione che continua a interrogare le nostre pacate esistenze da oltre un quarto di secolo, da quando la nave Vlora approdò a Bari l'8 agosto 1991, carica di migliaia di albanesi. Più di un quarto di secolo di inazione politica, sia italiana, sia di quel pachiderma burocratico dell'Unione Europea.

La Memoria delle Tartarughe Marine mi è piaciuto anche più di Silverwood Lake. Ho apprezzato la nettezza del tratto, soprattutto dei volti dei protagonisti (è una mia impressione, ma Giacomo assomiglia a Tom Hiddleston, il Loki della Marvel); i colori dei tramonti sull'isola di Lampedusa; le vignette a tavola intera sul mare e sulle tartarughe; le tavole in cui la tartaruga viene descritta come animale e come presenza mitologica e simbolica. Mi è piaciuta la sceneggiatura, che riesce a raccontare lasciando spazio a quello che non viene detto, facendoci intuire il rapporto tra i due fratelli e i motivi che hanno separato le loro strade.

Questo libro mi ha fatto venire il desiderio di visitare Lampedusa, un'isola di cui dovremmo ricordarci non solo quando si parla di sbarchi. Al termine della storia c'è una lista di film girati sull'isola o che hanno per tema l'immigrazione: Respiro, Nuovomondo, Terraferma di Emanuele Crialese; il documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Pellicole che hanno guardato l'isola negli occhi delle persone che la abitano e la vivono: è l'unico modo per conoscere davvero un luogo, proprio come ha fatto La Memoria delle Tartarughe Marine.

Ma per una volta, oggi, scelgo che l'altro diventi un mio problema... e non so se domani riuscirò a farlo... perché sono solo un uomo... e la paura fa parte di me.