Tokyo Magnitude 8.0 di Natsuko Takahashi e Masaki Tachibana

A volte mi domando se ci sarà mai qualcosa di buono nella mia vita. Ne ho abbastanza, mi dà fastidio tutto… sarebbe meglio se un mondo del genere andasse in pezzi.

E' un giorno d'estate e fa molto caldo. Mirai Onosawa e il suo fratellino Yuki sono a Tokyo, sull'isola di Odaiba, per visitare una mostra di robot. All'improvviso la terra trema, i palazzi crollano, scoppiano incendi. Tokyo è messa in in ginocchio dal terremoto, con migliaia e migliaia di vittime e milioni di sfollati. Tra le rovine della loro città, Mirai e Yuki iniziano il viaggio di ritorno verso casa.

Tokyo Magnitude 8.0 è un anime del 2009 scritto da Natsuko Takahashi, diretto da Masaki Tachibana e prodotto dagli studi Bones e Kinema Citrus.

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I ragazzini incontrano una donna, Mari Kusanabe, che lavora come pony express, ansiosa di ritornare dalla madre e dalla figlia piccola, nel distretto di Sangenjaya. Mari decide di prendersi cura dei due, e così, vinte le iniziali diffidenze, si dirigono insieme verso le loro case. La prima difficoltà è quella di lasciare l'isola, i cui ponti sono crollati. Rischiano di morire sul traghetto, per la caduta di un pilone danneggiato. Quando arrivano a terra devono guardarsi dalle continue scosse di terremoto, che minacciano edifici e monumenti. La forza del sisma è tale da far crollare la Tokyo Tower, copia giapponese della Torre Eiffel.

La maggior parte delle persone pensa a sopravvivere, ma c'è chi, nonostante tutto, riesce a preoccuparsi per gli altri. Durante il loro cammino, incontrano una coppia di anziani che ha perso i loro nipoti, e che dedica il loro tempo a quelli che dormono all'addiaccio; stringono amicizia con Kento Nonomiya, un ragazzino coetaneo di Mirai, appassionato di robot, i cui genitori devono la vita a una di questi macchine, costruite per il salvataggio delle persone in eventi catastrofici.

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Fino al momento del terremoto, Mirai è un'adolescente concentrata su sé stessa e sul suo piccolo mondo, limitato al telefonino e alle sue amiche, dove tutto deve essere perfetto. L'elemento che scardina le sue certezze è la morte. La serie non indugia in scene scabrose, ma la disperazione è quotidiana. La scuola, uno dei luoghi familiari per la ragazzina, diventa un obitorio per il riconoscimento dei cadaveri. Si può morire in ogni istante, a causa delle scosse che minacciano strade e palazzi, o per i traumi causati del cataclisma.

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Yuki invece sembra il ritratto della felicità. L'evento drammatico e tutto ciò che ne consegue diventano una grande avventura urbana, che affronta con l'incoscienza dei suoi dieci anni. Mari è una madre responsabile, che non ha il cuore di abbandonare quei due ragazzini, anche quando potrebbe. Sa cosa vuol dire perdere una persona cara, ed è allo stesso modo preoccupata per sua figlia e sua madre che non riesce a contattare.

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Il terremoto è un nemico invisibile sempre in agguato: le scosse di assestamento, gli edifici sbriciolati, gli incendi, l'ansia e l'angoscia provocate nelle persone fanno sempre intuire la sua presenza. A questo si aggiunge la mancanza di comunicazione e di notizie certe su interi quartieri di Tokyo: Mirai, Yuki e Mari proseguono verso casa senza sapere nulla della sorte dei loro familiari. Quando finalmente giungeranno alla meta, la vita non riprenderà come prima, perché i protagonisti avranno imparato la lezione del dolore e della perdita.

La sigla iniziale è l'heavy metal Kimi no uta degli abingdon boys school, mentre quella finale è l'allegra M/elody di Shion Tsuji.

Tokyo Magnitude 8.0 è un anime lento, soprattutto nella parte centrale; è drammatico, ma non rinuncia alla speranza. E' un'anabasi cittadina, senza eroi, ma con gente comune, che deve affrontare una catastrofe, senza perdere la sua umanità.

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La prossima volta a Odaiba dobbiamo andarci tutti insieme.