Rione Esquilino

L'Esquilino è il quindicesimo rione di Roma: si estende da Santa Croce in Gerusalemme a Santa Maria Maggiore, da via Giolitti a via Merulana; il suo centro è piazza Vittorio. L'Esquilino è anche uno degli storici sette colli di Roma, esteso anche nel vicino rione Monti, e presenta, a sua volta, altre tre cime: il Cispio, l'Oppio e il Fagutale. L'origine del nome è sconosciuta: forse deriva dal termine Exquiliae, che denominava una zona posta al di fuori dell'Urbe vera e propria, cinta dalle Mura Serviane.

 

Santa Croce

La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme si trova al vertice meridionale dell'Esquilino, compresa tra l'anfiteatro Castrense e le Mura Aureliane, ed è una delle chiese più antiche di Roma. La facciata rococò, costruita dagli architetti Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini, non deve trarre in inganno: la chiesa risale al III - IV d.C., ricavata da quello che doveva essere l'atrio dell'immenso palazzo imperiale della dinastia dei Severi, poi divenuto residenza di Elena, madre dell'imperatore Costantino. L'intera zona era conosciuta come Horti Spei Veteris, i giardini della Vecchia Speranza. L'aspetto odierno risale al restauro del 1700, sotto papa Benedetto XIV (1740 - 1758). L'antica facciata, simile a quella che si può ancora ammirare a San Lorenzo fuori le Mura, venne demolita, e l'ingresso, che era di lato, posto dove è adesso, con la costruzione dell'atrio di forma ellittica.

santa croce in gerusalemme santa croce in gerusalemme santa croce in gerusalemme santa croce in gerusalemme

Santa Croce, una delle basiliche minori, appartiene al giro delle Sette Chiese, che una volta i pellegrini visitavano a piedi. Le reliquie della Passione di Cristo rendono la basilica celebre in tutto il mondo. Nella chiesa sono conservate le parti più grandi della croce di Gesù, rinvenute, secondo la tradizione, da Sant'Elena in Terra Santa; la croce del Buon Ladrone, quello crocifisso alla destra di Gesù; un dito di San Tommaso, l'apostolo che dubitava dell'avvenuta resurrezione di Cristo; una parte dell'iscrizione INRI, scritta in ebraico, greco e latino. Sono custodite nella Cappella delle Reliquie, a cui si accede dalla navata sinistra. Un po' della terra di Gerusalemme è sepolta nella cappella di Sant'Elena: da questo deriva il nome "in Gerusalemme".

All'inizio di quella navata è presente l'elenco dei cardinali titolari della basilica, quattro dei quali divenuti papi, tra cui proprio Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini (1675 - 1658), personalità interessante, reso celebre anche dal film Il cardinal Lambertini, del 1954, con Gino Cervi. Accanto al lungo elenco, si trova la lapide di Paolo Albo, uno sconosciuto pittore belga, morto prima dei trent'anni, a cui i suoi amici posero questa pietra a ricordo, piangendolo, nelle loro parole, "con molte lacrime". Il dipinto dell'abside è un affresco di Antoniazzo Romano (1430-1435 circa - 1508), vero e proprio pictor urbis, con il Cristo benedicente, circondato dai serafini, che sovrasta un ciclo di Storie della Croce, ambientate a Gerusalemme: sono gli episodi del ritrovamento della Croce di Gesù e della croce del Buon Ladrone. E' possibile scorgere il volto del pittore vicino al soldato rivolto di schiena, al centro dell'opera. Il pavimento della chiesa è in stile cosmatesco.

Sulla destra della basilica si trova l'anfiteatro Castrense. La costruzione è l'unica di questo tipo, oltre al Colosseo, a essere sopravvissuta ai nostri giorni. Eretto dall'imperatore Elagabalo, nel terzo secolo d.C., aveva tre ordini di arcate, ed era un edificio privato, della capienza di circa 2.500 persone. La costruzione venne poi incorporata nelle Mura Aureliane, l'arcata superiore abbattuta e le fondamenta scoperte per motivi difensivi. Lungo il perimetro esterno crescono rigogliosi i capperi selvatici, che resistono ai fumi micidiali delle migliaia e migliaia di macchine che vi passano accanto ogni giorno. Fino agli inizi del Novecento si poteva veramente dire, secondo il luogo comune "Qui una volta era tutta campagna.", perché L'Esquilino, come abbiamo visto, si trovava fuori dalla città vera e propria, ma oggi, lungo l'esterno delle mura, si trova l'ingresso, o l'uscita, della Tangenziale Est, che da viale Castrense arriva fino al Foro Italico e oltre.

Appoggiata all'anfiteatro Castrense, si trova la cappella della Madonna del Buon Aiuto, eretta da papa Sisto IV nel 1476. La costruzione e il suo nome derivano da un fatto realmente accaduto al pontefice: durante un violento temporale, venne protetto da un'immagine della Madonna, posta nelle mura. L'Oratorio di Santa Maria del Buonaiuto, che sorgeva in origine tra Santa Croce e San Giovanni, era chiamato dal popolo Santa Maria de Spazzolaria per il fatto che il sagrestano, per mantenersi, "spazzolava" gli oboli lasciati alla chiesa.

Dando uno sguardo d'insieme alla basilica, notiamo che le ali del monastero che la cinge a destra e a sinistra sembrano le quinte di un teatro: è il gusto scenografico del rococò, che ha la sua massima espressione in piazza Sant'Ignazio, nel centro storico di Roma. Il palazzo a sinistra ha un'ala incompiuta, con i mattoni lasciati scoperti.

Nel complesso di Santa Croce sorgono altri edifici degni di nota. Sempre sulla piazza si affaccia il Museo storico dei granatieri, mentre entrando oltre il muretto e la cancellata, si trova il Museo storico della fanteria. Ancora nell'area, sono il Museo degli strumenti musicali e la Direzione Generale per il Cinema. In questa zona abbondano reperti archeologici, ancora poco conosciuti. Proprio dietro l'abside di Santa Croce si possono osservare gli unici resti del Circo Variano, una struttura delle dimensioni del Circo Massimo (circa 600 metri di lunghezza), voluto dall'imperatore Settimio Severo (146 - 211). L'edificio si estendeva da piazza Santa Croce fino a piazza Lodi, passando per via Acireale; fu poco utilizzato e poi definitivamente abbandonato con la costruzione delle Mura Aureliane, che lo tagliarono in due, lasciandone fuori i due terzi.

mosaici sessorianum

Sempre nella zona, dove si trova il grande spiazzo della caserma Umberto I, a ridosso dell'Acquedotto Claudio si trovano degli splendidi mosaici, pavimenti delle stanze di funzionari del Palatium Sessorianum (da sedeo, sede), il palazzo dell'imperatrice Elena (248 circa - 329). Di questo complesso sopravvive la grande abside del cosidetto tempio di Venere e Cupido, in realtà una sala delle udienze, così chiamato per il ritrovamento di una statua di Venere.

Con il Giubileo del 2000, Santa Croce è stata finalmente inclusa nelle mappe del Centro, quello compreso dalle mura, ma la sua posizione, così come quella della zona a cui dà il nome, resta ignota perfino a molti romani, che fanno fatica a collocarla all'interno di Roma. Nonostante questo, per chi vive in zona, l'espressione "Ci vediamo a Santa Croce." è divenuta abituale. L'omonima piazza è da sempre punto di ritrovo per giovani e meno giovani, e uno dei punti di riferimento di questa parte dell'Esquilino.

santa croce

Dalla basilica lo sguardo si spinge lontano, verso Piazza Vittorio e, da lontano, si distingue il campanile di Santa Maria Maggiore, vertice opposto dell'Esquilino. Di solito però l'attenzione è distratta dalle macchine in sosta vietata, che dall'uno all'altro lato della strada, restringono la carreggiata, e dai furgoni, che caricano e scaricano senza regole né orari, anche nelle vie laterali.

Eppure da piazza Santa Croce inizia quella che un tempo era conosciuta come via Felice, una lunga strada voluta da papa Sisto V (1585 - 1590), che collegava Santa Croce a Santa Maria Maggiore e proseguiva fino a Trinità dei Monti. La prima parte di quella strada, fino all'incrocio con viale Manzoni è via di Santa Croce in Gerusalemme.

Le strade laterali, che si aprono nella sua prima parte fino all'incrocio con via Statilia, sono dedicate a quattro ingegneri piemontesi del 1800, vere e proprie itale glorie. Nell'ordine, via Sebastiano Grandis, via Germano Sommeiller e, l'una di fronte all'altra, via Severino Grattoni e via Giovanni Battista Piatti. I primi tre realizzarono il traforo ferroviario del Frejus, un'opera davvero ardita per l'epoca; il quarto inventò la perforatrice ad aria compressa, che rese possibile l'impresa.

Le possibilità tecniche dei nostri tempi non erano nemmeno immaginabili. E certo non esistevano neppure i No Tav e tutti gli altri comitati di signor no per cui, se fossero stati attivi all'epoca, avremmo dovuto passare le Alpi ancora a dorso di somaro. Erano persone a cui il futuro e il progresso apparivano come un'opportunità per l'Italia, non come una minaccia e una scusa per non fare nulla. Il traforo venne costruito dal 1857 al 1870 e inaugurato nel 1871.

I palazzi di queste vie sono quelli della Cooperativa dei Ferrovieri, costruite dall'architetto Giulio Magni tra il 1905 e il 1910, un tempo case popolari per i lavoratori delle vicine ferrovie della Stazione Termini. In queste case ha abitato l'attore Marco Tulli (1920 - 1980), grande caratterista, che conosciamo tutti come lo Smilzo dei film di Peppone e don Camillo.

Chi si addentra per le strade limitrofe noterà sulle targhe parecchi nomi legati ai Savoia e ad altre personalità piemontesi. L'Esquilino odierno fa parte della Roma umbertina, nata tra fine Ottocento e inizio Novecento. Incontriamo via Umberto Biancamano, vissuto attorno all'anno Mille, fondatore di Casa Savoia, un personaggio le cui origini affondano nel mito. Sulle origini del cognome sono state fatte diverse ipotesi. Tra queste, quella che mi piace di più, e forse quella più probabile, è che si tratti di una corruzione di blanci moenibus, ovvero dalle bianche mura, riferito alla fortezza in cui aveva dimora. Un'altra strada intitolata a un personaggio dal nome caratteristico è via Conte Rosso, Amedeo VII di Savoia (1360 - 1391), grande guerriero, il primo a ottenere uno sbocco sul mare per il ducato di Savoia.

I marciapiedi di queste vie sono in uno stato di abbandono, spesso sporchi. Mancano la manutenzione ordinaria, la pulizia e un'opera di pavimentazione che comprenda l'installazione di paletti antisosta. Soltanto gli alberi sono stati sostituiti.

via statilia colombario statilii

Proseguendo lungo via di Santa Croce s'incontra via Statilia, che prende il nome del colombario degli Statilii, situato all'angolo sinistro dell'incrocio. La tomba è stata scoperta nel 1875. Gli Statilii erano una famiglia romana, probabilmente di liberti, come molte altre famiglie che avevano le loro tombe nella necropoli dell'Esquilino.

Sulla destra, si ergono maestose le rovine dell'Acquedotto Neroniano, uno dei tanti che si dipartivano dalla vicina Porta Maggiore. Questo acquedotto portava l'acqua verso il Celio, così come l'antica via Statilia si dirigeva verso quel colle. Altri resti della costruzione si possono vedere vicino all'ospedale San Giovanni. Questa zona è rimasta fuori dai lavori di sistemazione per il Giubileo del 2000 e anni di abbandono hanno portato a un degrado inqualificabile.

via statilia acquedotto neroniano

Nel 2013 il Parchetto di via Statilia è stato sistemato: il tratto di strada che costeggia l'acquedotto è stato pavimentato, l'illuminazione sistemata e la zona cinta da una cancellata. Mancano tuttavia la manutenzione ordinaria e una vera sicurezza, vista la presenza di sbandati e clandestini tra le sue arcate, specie la notte.

Via Statilia e dintorni, come altre zone dell'Esquilino, sono stati scelti per girare le scene di almeno due film: Questa notte è ancora nostra del 2008 di Paolo Genovese e Luca Miniero, e Venuto al mondo del 2012 di Sergio Castellitto.

A destra la strada prosegue verso Porta Maggiore, incontrando via Luzzatti, dedicata allo statista Luigi Luzzatti (1841 - 1927), politico ed economista, e uno dei maggiori esponenti dell'ebraismo romano dell'epoca. La via si fa notare per le sue villette d'epoca e per la tranquillità che si prova camminandola. Su una delle case, una targa ricorda la visita del re Vittorio Emanuele III, nel 1925. Al termine della strada, poco prima dell'incrocio con viale Manzoni, si trova l'ipogeo degli Aureli, scoperto nel 1919, un'antica tomba privata, con affreschi rappresentanti scene del Nuovo Testamento.

A sinistra la strada continua lungo il muro di villa Wolkonski. Durante l'ultima guerra la villa fu sede del comando tedesco; oggi è la residenza dell'ambasciatore inglese. Da quel lato, via Statilia incrocia via San Quintino. La strada ricorda la battaglia avvenuta nel 1557, tra l'esercito francese e quello spagnolo, in cui le truppe dei Savoia, guidate da Emanuele Filiberto, ebbero un ruolo decisivo per la schiera spagnola. La via scende tra eleganti villette e palazzine verso la fermata Manzoni della metro A. Lì sorge villa Astalli, che ora ospita un istituto religioso. A metà, via San Quintino incrocia via Vittorio Amedeo II dove si può ammirare un curioso palazzo dalla forma di castello, un vecchio albergo, ora in restauro.

 

Porta Maggiore
porta maggiore

Restaurata per il Giubileo del 2000, Porta Maggiore si staglia solenne su piazzale Labicano, al confluire di due strade, la Casilina e la Prenestina. Da questa porta transitava l'antica via Labicana, che si congiungeva, fuori città, con via Latina, nel punto detto Ad Bivium. Il suo nome è legato all'antica città di Labicum, la cui posizione originaria è ancora adesso incerta.

Otto degli undici acquedotti dell'antica Roma confluivano nella zona, e la porta stessa faceva parte dell'Acquedotto Claudio, che passava nel canale inferiore. In quello superiore scorreva l'Anio Novus. Abbiamo già incontrato l'Acquedotto Neroniano con via Statilia.

Davanti alla porta, si trova uno dei monumenti romani più originali giunti ai nostri giorni. Si tratta della tomba del fornaio Eurisace, che con i suoi cilindri ricorda proprio un forno, e i cui fregi descrivono la lavorazione del pane. Sulla sinistra, sotto il cavalcavia ferroviario, si trova una basilica sotterranea, un vero tesoro, che resta sconosciuto alla maggior parte dei romani. Dalla parte di via Giolitti è situato il colombario degli Arruntii, rinvenuto nel corso di scavi archeologici nel 2006.

roma giardinetti

Porta Maggiore è uno dei monumenti romani più belli e deve essere liberata dal traffico. Oggi, la piazza non è altro che una grande rotatoria per chi è diretto sulla Casilina, sulla Prenestina e verso la Tiburtina e la Tangenziale Est. Eppure la zona è ben servita dai mezzi pubblici: i tram 3, 5, 14 e 19, il treno della Roma - Giardinetti, i bus 105 e 50, e due postazioni per il car sharing.

 

Via Giolitti

Via Giolitti collega Porta Maggiore alla Stazione Termini. Per metà della sua lunghezza è percorsa dalla ferrovia Roma - Giardinetti, ultimo residuo urbano della ferrovia Roma - Fiuggi - Alatri - Frosinone, che adesso percorre la via Casilina fino a Centocelle. All'Esquilino la ferrovia ferma tre volte. La prima fermata è a Porta Maggiore. Seguendo i binari c'imbattiamo in via Balilla, una piccola strada, con aiuole e alberi ben curati, stretta tra due ali di case.

Più avanti, guardiamo i resti maestosi del Tempio di Minerva Medica, una spettacolare struttura di epoca romana, di forma circolare a pianta decagonale, con cupola parzialmente conservata, rivestita da mosaici, ancora presenti nel 1828. La costruzione è in realtà un ninfeo, un'opera di solito dedicata a una ninfa delle acque, situata accanto a fonti o sorgenti. L'edificio va inserito in un percorso turistico che lo valorizzi, fino a diventare una delle mete turistiche dell'Esquilino, sottraendolo ad abbandono ed incuria.

tempio minerva medica tempio minerva medica tempio minerva medica tempio minerva medica

Proseguendo lungo via Giolitti, sulla sinistra inizia viale Manzoni, sulla destra, poco più in là, si trovano la chiesa di Santa Bibiana e l'omonima fermata del treno. Poco prima, una galleria porta a piazzale Tiburtino, da dove inizia via Tiburtina, la strada di origine romana che ancora adesso porta a Tivoli, l'antica Tibur. A sinistra del piazzale è situata l'antica Porta Tiburtina, che adesso si trova al di sotto del livello stradale.

tempio minerva medica tempio minerva medica tempio minerva medica tempio minerva medica

Poco più in là, si trova il teatro Ambra Jovinelli, aperto nel 1909. Qui si possono ammirare alcuni resti dell'Acquedotto Claudio.

Il treno prosegue verso il capolinea Laziali, dove ci sono le propaggini della Stazione Termini, e dove si trovano i binari per alcune linee regionali e il treno per l'aeroporto di Fiumicino. Qui un lungo tapis roulant porta nel cuore della stazione e all'ingresso della metropolitana. Nei palazzi circostanti, Cristina Comencini ha girato alcune delle scene del film Bianco e nero, del 2008.

Superati le due gallerie che vanno e vengono da via Marsala, via Giolitti costeggia il corpo della stazione, passando accanto a quella che è la Cappa Mazzoniana, di Angiolo Mazzoni, una notevole costruzione architettonica dalle ampie volute, restaurata da pochi anni. Allo sfociare in piazza dei Cinquecento, la strada lambisce un isolato alla sinistra della stazione, detto "dente cariato", da decenni in attesa di riqualificazione.

 

Viale Carlo Felice

Da piazza Santa Croce inizia viale Carlo Felice, che collega la nostra basilica a quella di San Giovanni. La costruzione della strada avvenne sotto Sisto V, e portò allo spianamento del monte Cipollaro, che occupava parte della piazza. Il viale segue per circa seicento metri le Mura Aureliane, dall'anfiteatro Castrense a Porta San Giovanni. La sistemazione attuale della via è opera dei piemontesi, come tutta la zona.

Agli inizi del Novecento, a ridosso delle mura c'era un giardino alberato. Nel 1912, venne edificato un deposito, prima tranviario, poi per autobus, adibito infine a rimessa di servizio. Nel 1999 venne definitivamente abbandonato dall'Atac e demolito. Nel 2000, in occasione del Giubileo, viale Carlo Felice ritornò giardino. Come ogni cosa ha però bisogno di manutenzione. Molte panchine sono state divelte e le poche rimaste sono in condizioni pietose, con le assi rotte o mancanti. L'erba dev'essere innaffiata e tagliata regolarmente, e gli impianti di innaffiamento rifatti da capo, dopo essere stati distrutti, ormai da anni, per il cattivo uso del giardino fatto in occasione del Primo Maggio, consentendo bivacchi sui prati. La perfezione non esiste, ma l'incuria è intollerabile.

A metà del viale, dall'altra parte, si trova un palazzo dall'aspetto signorile, che compare in alcune scene del film Mamma mia che impressione! del 1951, con Alberto Sordi. Il film è una gustosa commedia in cui Sordi interpreta il personaggio del compagnuccio della parrocchietta, che aveva già avuto successo alla radio.

tram viale carlo felice roma

Una presenza abituale di viale Carlo Felice è il tram, che fin dal primo Novecento lo ha percorso, con diverse linee. E' del 1925 la linea 34, una circolare con partenza e arrivo in piazza Venezia, fino alla più recente linea 3.

E' proprio il 3 a essere stato protagonista di una vicenda conclusasi soltanto nel 2016. La circolazione del 3 è stata esercitata con autobus, parzialmente o nell'intera tratta, dal giugno 2005 all'agosto 2016, per una serie di lavori su via Labicana e via Emanuele Filiberto, e per mai ben specificate difficoltà su via Marmorata.

In ordine di tempo, quei lavori hanno riguardato il rinnovo dell'armamento tranviario in via Labicana, poco dopo l'incrocio con via Merulana, con l'interruzione della linea a Porta Maggiore, esercitata con bus nel tratto rimanente. Nello stesso anno, iniziano i lavori per i cantieri AMLA, con la costruzione di pozzi di aerazione per la vecchia metro A, di cui uno in via Emanuele Filiberto; nella stessa strada sarà costruito anche un accesso per i vigili del fuoco, con conseguente prolungamento della circolazione a bus del 3. Dopo un anno chiude la fermata della metro A Manzoni, per un restauro di tre anni.

Ai cantieri in via Emanuele Filiberto si aggiungono, nel 2007, quelli della metro C, lungo via la Spezia e largo Brindisi, per le fermate Lodi e San Giovanni. Il traffico verso l'Eur viene spostato su viale Carlo Felice, divenuta a senso unico nel tratto centrale. Nel settembre 2012, la circolazione tranviaria è stata ripristinata dal capolinea di Valle Giulia fino a piazzale Ostiense, scambio con la metro B Piramide e con la Stazione Ostiense. L'8 agosto 2016 il 3 ritorna al capolinea di Stazione Trastevere.

Dalla parte del giardino, viale Carlo Felice è costeggiato per tutta la sua lunghezza, fino a Porta San Giovanni, da un tratto delle Mura Aureliane, la seconda cinta muraria di Roma, costruita dall'imperatore Aureliano tra il 271 e il 275 d.C., per il timore di un'invasione da parte dei barbari. Nonostante l'imponente difesa di oltre diciotto chilometri, i Visigoti di Alarico saccheggiarono la capitale dell'impero nel 410. Roma non veniva invasa dal lontano 390 a.C., quando i Galli di Brenno distrussero buona parte della città, che venne salvata dalle oche del Campidoglio e dal ritorno provvidenziale di Furio Camillo.

Per i lavori della metro C, il traffico proveniente dalla Tangenziale Est è stato incanalato su viale Castrense, che passa esternamente alle mura. Probabilmente non c'era altra soluzione per i veicoli diretti verso la Cristoforo Colombo, ma gli effetti delle migliaia di automobili e bus turistici che transitano lungo le mura tutti i giorni, uscendo dalla tangenziale, sono deleteri. Spendiamo milioni di euro per salvaguardare quello che sta sotto terra, e che nessuno vedrà mai, blocchiamo cantieri per resti archeologici che devono essere spazzati via dalle ruspe, ma non riusciamo a valorizzare quello che abbiamo in superficie.

Ma lasciamo da parte questi pensieri. Immaginiamo quale immenso spettacolo offriva a un visitatore straniero la vista delle mura lontane all'orizzonte, alte nella campagna solitaria. Al tempo della loro costruzione, Roma iniziava la sua decadenza, eppure era ancora una città in grado di ospitare un milione di abitanti e avrebbe continuato a segnare il destino dell'Occidente per altri due secoli, prima della caduta nel 476.

statua san francesco roma

Al termine di viale Carlo Felice incontriamo la statua di San Francesco. Il monumento è del 1925, e raffigura il santo in piedi su un rialzo di gradoni di tufo, con le braccia spalancate, che guarda la basilica di San Giovanni; cinque compagni del frate si arrampicano sui gradoni. Oggi è un punto di ritrovo per ragazzi e giovani, un destino che al santo non sarebbe dispiaciuto, ed è sempre fotografata dai turisti.

 

San Giovanni in Laterano
san giovanni in laterano

La Basilica di San Giovanni in Laterano accoglie in modo solenne chi proviene da viale Carlo Felice. E' la cattedrale di Roma, dedicata ai santi Giovanni Battista ed Evangelista, e fa parte del Rione Monti. L'aspetto odierno è il risultato di una millenaria stratificazione di stili differenti e di una serie di ricostruzioni.

Agli inizi del IV secolo d.C., l'edificio era una domus dell'imperatore Costantino: nel 324 venne consacrata da papa Silvestro I. Un terremoto ne distrusse gran parte nell'898, e venne ricostruita rispettando la pianta originaria. Nel 1308 un incendio distrusse anche questa seconda basilica. La terza ricostruzione non si discostò dalle due precedenti, mantenendo l'impianto a cinque navate, ma calamità naturali e invasioni ne minarono spesso l'integrità.

Sisto V fece costruire dall'architetto Domenico Fontana il Palazzo del Laterano e la Loggia delle Benedizioni, ed erigere l'Obelisco Lateranense nella sua posizione attuale, verso la fine del XVI secolo. Fu con papa Innocenzo X che iniziò una radicale ricostruzione della basilica, sotto la guida dell'architetto Francesco Borromini. I lavori si protrassero fino al 1732 con l'edificazione dell'odierna facciata, opera di Alessandro Galilei, un capolavoro della tarda arte barocca.

All'interno, la navata centrale della chiesa accoglie le statue dei dodici apostoli. Nelle navate laterali si aprono diverse cappelle, tra cui la cappella Massimo, la Torlonia e la Casati. Nella navata laterale destra si può ammirare un affresco di Giotto. Poco distante, si trova un'inferriata su cui è posata, silenziosa, una mosca d'oro. Nell'incavo della vicina colonna, è possibile ascoltare l'eco della voce di una persona che parla rivolta verso la concavità opposta, ma ricordate sempre che siete in chiesa. L'abside contiene la cattedra papale.

Piazza di Porta San Giovanni è la piazza delle grandi manifestazioni. Partiti e organizzazioni di ogni colore fanno a gara a chi spara il numero più alto di partecipanti alle rispettive sfilate. Cifre incredibili, per cui centocinquantamila manifestanti diventano un milione, e settecentomila in tutta Roma addirittura tre milioni. Tenendo conto di quattro persone per metro quadrato, con le vie che vi confluiscono, la piazza può contenere circa a 400.000 persone, condizione che si verifica soltanto quando la partecipazione è davvero molto elevata.

Dal 1990, gli abitanti dell'Esquilino e di San Giovanni hanno l'ingrata sorte di subire il Concerto del Primo Maggio. Con il passare degli anni l'evento ha perduto la componente sociale e politica, divenendo l'ennesima occasione per orde di ragazzi, provenienti da tutta Italia, per sbronzarsi, stordirsi, fumare canne, urinare e vomitare dove capita, scrivere sui muri, comportarsi come novelli barbari. Per i residenti, il concerto vuol dire almeno tre giorni in cui si è ostaggi nelle proprie case, senza la libertà di potersi muovere, di farsi un giro, e di parcheggiare la macchina, con l'unica certezza di veder lordate le proprie strade.

Esiste l'area di Tor Vergata, utilizzata per il concerto durante il Giubileo del 2000 e per la Giornata Mondiale della Gioventù, in grado di ospitare ogni tipo di folla di scalmanati. Quello che manca è la volontà politica, sempre prona al volere vaticano, sempre sorda alle richieste dei cittadini.

Piazza San Giovanni ha bisogno di una profonda riqualificazione. Si deve liberare l'area da camion bar, bancarelle e venditori ambulanti presenti anche nei pressi della Scala Santa e del Triclinio Leonino. Non ultima, va sistemata la grande aiuola antistante la basilica, lasciata all'incuria e all'abbandono, rendendola uno spazio degno di una capitale europea.

 

Via Emanuele Filiberto

Via Emanuele Filiberto unisce San Giovanni a piazza Vittorio. Scendendo, sulla sinistra, si diparte via Domenico Fontana, l'architetto che curò l'urbanistica della zona, erigendo l'obelisco di San Giovanni sotto papa Sisto V. Sulla via s'inerpica solitario un binario del tram, ultimo residuo delle linee che un tempo percorrevano la vicina via Merulana. A sinistra della strada sorge villa Giustiniani, proprio a ridosso della Scala Santa.

Più avanti, s'incontra sulla destra via Statilia, e s'incrocia viale Manzoni, dove si trova l'omonima fermata della linea A. Restaurata da qualche anno, bianca e luminosa, dà un'idea di come è l'aspetto delle stazioni della linea C.

Superato l'incrocio, la strada sale verso piazza Vittorio, accompagnata da un fascio di binari. Quelle rotaie hanno permesso a ciò che rimane della rete tranviaria romana di restare tale: per sette anni, i tram in servizio sulla linea 8, a Trastevere, sono tornati ai depositi sulla Prenestina percorrendo quella via, a causa del cambio di circolazione su viale Carlo Felice.

Via Emanuele Filiberto è stata interessata per molti anni dai cantieri AMLA, per l'ammodernamento della linea A della metropolitana. Ci si aspettava una riqualificazione della strada, la pavimentazione dei marciapiedi, la creazione di una corsia preferenziale per i tram e l'istituzione di una fermata all'altezza di via Statilia. Purtroppo nulla di tutto questo è stato realizzato.

 

Viale Manzoni

Viale Manzoni inizia da via Giolitti all'altezza di Santa Bibiana. Il progetto iniziale prevedeva una galleria, come quella di Santa Bibiana, per la via Tiburtina, ma non è stata mai realizzata. La strada comincia all'improvviso e scende sulla sinistra, incontrando via di Porta Maggiore che diventa via Principe Eugenio, e il palazzo della Fiat, in stile razionalista. L'incrocio è spesso popolato da lavavetri e venditori ambulanti, anche cinque o sei per volta, ennesimo fallimento delle grida del Comune sulla sicurezza.

Passata via Luzzatti, viale Manzoni incontra via di Santa Croce in Gerusalemme, dove all'angolo si trova il Provveditorato, le cui pareti sono spesso imbrattate da manifesti abusivi. Scendendo ancora si costeggia il muro che cinge villa Altieri, di proprietà della Provincia, restaurata a partire dal 2010 e inaugurata come Palazzo della Cultura e della Memoria il 27 novembre 2012. In perfetto stile italico, il palazzo è ancora chiuso, per tutta una serie di lavori, che forse termineranno a fine 2016. Dopo si spera che il pubblico possa usufuire della biblioteca provinciale che vi avrà sede.

Superata la stazione della metropolitana, viale Manzoni costeggia da ambo i lati quella zona dell'Esquilino dedicata ai poeti. Incontriamo via Tasso, che fu sede del carcere delle SS, dove tra il settembre 1943 e il giugno del 1944 vennero rinchiusi e spesso torturati circa 2000 antifascisti e partigiani. Il carcere venne liberato il 4 giugno 1944, giorno della liberazione di Roma. Adesso la struttura ospita il Museo della Liberazione.

Piazza Dante è il cuore di queste strade. Vi sorge il Palazzo delle Casse di Risparmio Postali, costruito nel 1914, che in futuro diverrà la sede dei Servizi Segreti. Nel 2012 sono iniziati i lavori che dopo i tre anni preventivati non sono ancora finiti. Ci auguriamo comunque una generale riqualificazione della zona.

Viale Manzoni prosegue fino all'incrocio con via Merulana, fino a diventare via Labicana, che arriva al Colosseo. Tanto più grande appare allora il degrado che affligge tutta la strada, con marciapiedi distrutti, cartelloni abusivi, alberi vecchi e malati. Inoltre, da quando è stata fatta la pedonalizzazione dei Fori Imperiali, un brutto spartitraffico di cemento corre dall'incrocio con via Emanuele Filiberto fino a quello con via Merulana. Sono ormai più di due anni che quell'obbrobrio deturpa la strada e neppure il Giubileo ha cambiato la situazione.

 

Piazza Vittorio

Piazza Vittorio è il cuore dell'Esquilino. Realizzata da Gaetano Koch a partire dal 1882, è di forma rettangolare, in stile stile umbertino, con il porticato sui quattro lati, ed è la più grande di Roma, con 316 m di lunghezza e 174 m di larghezza. Sul lato meridionale, per chi proviene da via Conte Verde, è stata costruita la nuova sede dell'Enpam, che va a sostituire un palazzo crollato nel 1971.

All'interno della piazza, sul lato settentrionale, sono presenti due famosi monumenti. Uno è la Fontana del Rutelli, detta dai romani "Fontana del Fritto Misto": si tratta del modello della statua che avrebbe dovuto essere la parte centrale della Fontana delle Naiadi in piazza della Repubblica. L'altro complesso è un'ardita struttura monumentale, i Trofei di Mario, un'antica fontana romana costruita su tre piani, di cui restano alcune arcate. Nel complesso architettonico è conservata anche la famosa Porta Alchemica detta anche Porta Magica, le cui iscrizioni, ancora indecifrate, consentirebbero di creare l'oro attraverso un procedimento chimico. Nell'angolo in alto a destra, sorge la chiesa di Sant'Eusebio.

fontana fritto misto trofei di mario trofei di mario tram stanga 14

Tutto attorno alla piazza c'era un affollato mercato, che spandeva i suoi odori, soprattutto un micidiale olezzo di pesce, per tutta la zona. Nel 2001, dopo otto anni di grida e proclami, il mercato è stato spostato nella vicina ex-caserma Pepe. Proprio accanto, nell'ex-caserma Sani, si trova la sede della facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Nella piazza si trova la fermata Vittorio Emanuele della linea A; vi passano due linee di tram, il 5 e il 14, e il bus 105, che hanno i capolinea alla Stazione Termini.

Piazza Vittorio ha bisogno di un serio intervento di riqualificazione. Va rifatta la pavimentazione; vanno ripulite le colonne; va multato senza pietà chi le usa per le affissioni, a cominciare dai partiti di ogni colore; vanno installate telecamere per la sicurezza; va ripensata l'illuminazione; va sistemato il giardino interno.

Dalla piazza, si arriva a Santa Maria Maggiore per via Carlo Alberto. In questa strada si trova la chiesa di San Vito, proprio a ridosso di un tratto delle Mura Serviane. Accanto, si trova l'arco di Gallieno, conosciuto anche come Porta Esquilina, una delle porte più antiche della prima cinta difensiva della città. Poco distante c'è piazza Manfredo Fanti, dove si trova l'Acquario Romano. La costruzione è del 1885, in stile umbertino, ma come acquario non ebbe fortuna, chiudendo dopo pochi anni. Adesso è la sede della Casa dell'Architettura. Nel giardino si possono ammirare alcuni resti delle Mura Serviane. Poco distante si trova via Napoleone III, dove nacque Luigi Moretti, uno dei più grandi architetti del Novecento.

 

Via Merulana

Da piazza di San Giovanni in Laterano inizia via Merulana, che scende e risale fino a Santa Maria Maggiore. Sulla destra, c'è la chiesa di Sant'Antonio da Padova all'Esquilino. Nel periodo natalizio, viene allestito un presepio con grosse statue in legno, molto visitato. Dal lato opposto, all'incrocio con via Labicana, si trova la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano, che il 15 ottobre 2011 ha subito l'oltraggio dei Black Block con la distruzione della statua della Madonna di Lourdes.

Dopo l'incrocio, via Merulana risale verso largo Leopardi, dove si trovano il teatro Brancaccio e l'Auditorium di Mecenate. La zona faceva parte dei cosidetti Orti di Mecenate e la struttura sorge su una parte delle Mura Serviane, abbattute per lo scopo.

Salendo ancora, s'incontra il Museo Nazionale d'Arte Orientale, con sede a Palazzo Brancaccio. Il museo è dedicato a Giuseppe Tucci, studioso orientalista ed esploratore di fama mondiale. Poco dopo inizia viale del Monte Oppio, lungo il quale incontriamo la Basilica di San Martino ai Monti, la cui origine risale al III o IV secolo dopo Cristo. La strada diventa poi via delle Sette Sale che conduce fino alla Basilica di San Pietro in Vincoli. Camminando si scorgono due torri medioevali: la Torre dei Capocci, la più e la Torre dei Graziani. Verso la fine di via Merulana, in una strada laterale, si trova la Basilica di Santa Prassede, una delle chiese più antiche di Roma, da visitare per la bellezza e la varietà degli stili architettonici in essa conservati. Al termine della salita si giunge a Santa Maria Maggiore.

Chi non è di Roma, avrà sentito parlare di questa strada per il romanzo di Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, un giallo ambientato durante il Fascismo, che inizia da un delitto commesso nella via. Sul caso indaga il commissario Francesco Ingravallo, detto Don Ciccio. La storia è scritta in una varietà di linguaggi, da quello più colto e ricercato a quello dialettale romano.

 

Santa Maria Maggiore

La Basilica di Santa Maria Maggiore sorge sulla cima più alta dell'Esquilino, il Cispio, a poca distanza dalla Stazione Termini. La sua costruzione avvenne tra il 432 e il 440 sotto papa Sisto III, nel luogo dove, secondo la tradizione, esisteva una chiesa più antica, ricordo della nevicata miracolosa del 5 agosto del 352, sotto papa Liberio. L'attuale facciata è barocca: aspetto il giorno in cui sarà liberata dalle bancarelle, dai venditori ambulanti, dai bus turistici e dalle macchine in sosta vietata.

santa maria maggiore santa maria maggiore santa maria maggiore colonna della pace

La colonna davanti alla sua facciata, sormontata da una statua in bronzo della Madonna, è detta Colonna della Pace, unica rimasta delle otto della Basilica di Massenzio, detta Tempio della Pace. Venne collocata nell'attuale posizione sotto papa Paolo V, dall'architetto Carlo Maderno, tra il 1613 e il 1615.

santa maria maggiore santa maria maggiore santa maria maggiore santa maria maggiore

L'impianto originario a tre navate sopravvive ai giorni nostri, così come il pavimento cosmatesco, ma la chiesa ha subito diverse modifiche nel corso dei secoli. La più spettacolare è il rivestimento dorato del soffitto a cassettoni, decorato con l'oro proveniente dall'America, all'epoca da poco scoperta.

tomba bernini

L'elenco dei tesori della basilica è lungo. Voglio segnalarvi il presepio in pietra al di sotto dell'altare maggiore; la cappella Paolina, al termine della navata sinistra, che è un concentrato di dipinti e sculture dei maggiori artisti dell'epoca, un esempio del mecenatismo dei papi del 1600. Nella chiesa è sepolto Gian Lorenzo Bernini, la cui tomba, una semplice lapide, si trova nel transetto destro, ai piedi della balaustra accanto all'altare maggiore.

Dietro l'abside, si apre piazza dell'Esquilino, al cui centro è posto un obelisco, gemello di quello presente al Quirinale. Sulla destra inizia via Torino, dove una targa ricorda che lì visse Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al 1913, a tutt'oggi il più grande sindaco che la nostra città abbia avuto. Al centro, via Depretis continua verso via Quattro Fontane. A sinistra - siamo già nel rione Monti - inizia via Urbana, che incrocia via Panisperna. Qui, nel suo laboratorio, Enrico Fermi, insieme ai suoi ragazzi, studiava l'atomo e le sue proprietà.

 

Stazione Termini

La Stazione Termini è una delle più belle stazioni ferroviarie d'Europa. Il primo fabbricato risale ai tempi di Pio IX, costruito nel 1862, inaugurato il 25 febbraio 1863 e definitivamente completato nel 1874. Il nome Termini deriva dalle vicine Terme di Diocleziano. Negli anni trenta fu oggetto di profonde modifiche: nel 1939 viene scelta l'idea di Angiolo Mazzoni per il nuovo edificio. Dopo alcune demolizioni, i lavori vennero sospesi per la guerra; dopo il conflitto, il progetto viene modificato per quanto riguarda la facciata.

stazione termini stazione termini stazione termini stazione termini

La nuova stazione fu inaugurata nel 1950 e venne dotata di una sinuosa pensilina in cemento armato, di Calini e Montuori e del gruppo di Annibale Vitellozzi, capolavoro di quella corrente del Razionalismo detta "architettura degli ingegneri". Per la sua forma caratteristica, la struttura è chiamata "dinosauro". Davanti alla stazione sono visibili alcuni dei resti più grandi delle Mura Serviane. Altri resti nella zona potete vederli scendendo alla fermata della metro A di Repubblica, sotto l'omonima piazza, proseguendo oltre viale Enrico De Nicola.

Ai giorni nostri Termini resta il nodo principale del trasporto pubblico romano. In superficie decine di treni partono e arrivano tutti i giorni, tra cui quelli delle ferrovie regionali FL4, FL5, FL6, FL7, FL8. Molte linee di autobus e il filobus 90 hanno il capolinea sull'antistante piazza dei Cinquecento. Nel sottosuolo s'incrociano la linea A e la linea B della metropolitana. Le due stazioni della metro sono state restaurate e ammodernate senza mai interrompere il servizio: sono state sostituite le vecchie scale mobili; rifatti i pavimenti e le pareti; riorganizzati i percorsi di passaggio tra le due linee, con la costruzione di una nuova galleria di collegamento tra le banchine.

In piazza dei Cinquecento fermano anche i tram delle linee 5 e 14, provenienti dalla Prenestina. Nel 2009 il capolinea tranviario di via Amendola, lì vicino, è stato spostato a ridosso della stazione, e il tram instradato in via Manin. E' questa forse l'unica cosa buona fatta a livello tranviario a Roma dal lontano 1998 anno di istituzione della linea 8. Da anni ascoltiamo proclami su nuove linee tranviarie, tra cui la TVA - Termini - Vaticano - Aurelia, che dovrebbe riportare il tram lungo la vicina via Nazionale, come accadeva prima della riforma del 1929, ma sono sempre state chiacchiere e promesse non mantenute.

Nel 2011, davanti a viale Enrico De Nicola, è stata posta una brutta statua di papa Giovanni Paolo II, in bronzo, alta quattro metri. A essere buoni sembra una garitta. Qualche mese dopo la statua è stata sottoposta a un trattamento che l'ha resa più slanciata, ma non più bella, dandole una curiosa somiglianza con Batman, il supereroe.

La stazione Termini è il primo biglietto da visita per molte persone che arrivano a Roma e, spiace dirlo, è un biglietto sporco, sgualcito e spiegazzato, un buco nero di degrado e insicurezza che la politica romana, cullandosi nel falso mito dell'accoglienza senza regole, non ha voluto sanare. Venditori ambulanti, bancarelle di cianfrusaglie, bande di zingari che molestano i turisti alle biglietterie, scippatori nella metropolitana, parcheggiatori abusivi, barboni, sbandati e ubriachi di ogni tipo. Senza contare le due strade laterali, via Giolitti e via Marsala, una terra di nessuno, ostaggio della doppia fila.

Una delle poche note positive è la costruzione un parcheggio sopra la stazione, costruito sui binari. Anche in questo caso ci sono state delle proteste, soprattutto da parte di chi teme un incremento delle macchine nel rione. In realtà la struttura sarà costruita proprio per togliere le macchine dalle strade e renderle più vivibili ai pedoni, contribuendo a far uscire dall'anarchia la zona intorno a Termini.

Con la Stazione Termini abbiamo concluso questo viaggio per l'Esquilino, che è soltanto una piccola parte di Roma.