Ab Urbe Condita

"Ab urbe condita", con l'accento sulla o, vuol dire "dalla fondazione della città". La città è Roma, la cui nascita è fissata, per tradizione, il 21 aprile del 753 a.C., data da cui i Romani contavano gli anni.

Gli anni trascorsi sono diventati secoli e poi millenni, un periodo di tempo sufficiente per sopravvivere - nel bene e nel male - a monarchie, repubbliche, imperi, guerre, invasioni, giubilei, olimpiadi, scudetti, vertici internazionali, intrighi di potere e speculazioni edilizie.

Soprattutto Roma resiste a noi romani, che continuiamo ad abbandonarla al degrado senza rendercene conto, con il romano medio convinto che "tanto ciavemo er Colosseo!" e che "Roma è 'a città più bella der monno!". Al tempo di Internet e dei voli a basso costo, è facile fare il confronto con città italiane e straniere più civili della nostra.

Città dove i muri non sono vandalizzati dai graffiti; dove le strade, dal centro alla periferia, non sono devastate dalle buche e invase dai cartelloni abusivi; dove l'arredo urbano è curato e rispettato; dove non si parcheggia in doppia fila o sul marciapiede; dove i comitati di quartiere non battono i piedi contro la costruzione di parcheggi, o contro i cantieri della metropolitana; dove non ci si lamenta delle corsie preferenziali dei mezzi pubblici; dove non ci sono mercatini del rubato lungo i marciapiedi o roghi tossici in periferia. L'elenco potrebbe continuare: ognuno di noi può riconoscere il degrado nel suo quartiere o rione.

Ma non vorrei sembrare come quegli autorevoli quotidiani nazionali, che descrivono la nostra città come fosse il ricettacolo di tutti i mali del mondo. Roma ha i suoi grandi problemi, a cominciare da una classe dirigente indegna, ma resta, nonostante tutto, sempre bella: sopravvivono isole di bellezza sotto il grigio quotidiano. Compito nostro è riconoscerle, proteggerle, farle crescere.

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